Silas Blues osserva il mondo e ha una cattiva abitudine: fa domande. Con Marco, Olivia e interlocutori occasionali parla di libertà, memoria, politica, tecnologia, conformismo e delle piccole assurdità che abbiamo imparato a considerare normali. Non offre risposte e diffida delle certezze. Preferisce il dubbio, il paradosso e l’ironia: ogni striscia parte da una conversazione quotidiana e prova a spostare il punto di vista di pochi centimetri. A volte bastano. Le strisce di Silas Blues sono piccoli sabotaggi delle certezze: poche vignette, qualche domanda e la fastidiosa sensazione che la battuta finale non fosse soltanto una battuta.